
“Il più grande insegnamento di mio padre è stato quello che nella vita è necessario decidere da che parte stare. Dalla parte della vita e del bene comune oppure da quella dell’illegalità e della morte”.
Con queste parole Fiammetta Borsellino ha introdotto il suo forte ed applaudito intervento alla serata promossa dal Gruppo Scout Agesci Fidenza 2 e da Libera dal titolo: “il futuro della legalità”, che si è svolta mercoledì 16 gennaio presso l’auditorium San Michele di Fidenza.
Fra i tanti tantissimi presenti che hanno riempito la grande sala erano presenti il Sindaco di Fidenza Andrea Massari, il Presidente del Consiglio Comunale Amedeo Tosi, il cancelliere della curia vescovile don Alessandro Frati, il parroco di San Michele don Marek, gli assessori Davide Malvisi ed Alessia Frangipane, il comandante della stazione Carabinieri Paolo Gerali e molte altre autorità civili, militari e tantissimi giovani.

Dopo il saluto del sindaco Andrea Massari che ha ricordato come sia oggi indispensabile essere dei giovani ed adulti che sanno fare delle scelte nella vita, il responsabile del Gruppo Scout Fidenza 2, Paolo Zilioli Reggi, ha introdotto la serata richiamando la famosa
frase di Lord Robert Baden Powell sulla necessità di lasciare il mondo migliore di come lo abbiamo trovato e contestualizzandola all’interno della “Giornata del Pensiero” (giornata in cui gli Scout di tutto il mondo ricordano il proprio fondatore, riflettendo sull’impegno sociale dello scautismo). Il Giornalista Paolo Bonacini ha quindi portato un breve ma quanto mai preoccupante quadro di quello che ha rappresentato per la nostra regione il processo “Aemilia”, appena concluso, che ha visto emettere complessivamente quasi 1500 anni di carcere nei confronti di 220 imputati tra i quali il capo famiglia Nicolino Saracino.
Oltre trecentomila pagine di verbali processuali e 195 udienze ci hanno mostrato la ragnatela delle infiltrazioni mafiose nella nostra regione che prosperano per la loro capacità di fornire risposte ai bisogni di molte realtà anche economiche.
Come ha più volte ricordato il Pubblico Ministero della Dda di Bologna Marco Mescolini la mafia ha potuto fare quello che ha fatto perchè gli imprenditori hanno avuto vantaggi.
Forte e toccante la testimonianza di Fiammetta Borsellino, terza figlia del giudice Paolo trucidato con gli uomini/donne della sua scorta in via D’Amelio a Palermo avvenuta il 19 luglio 1992.
“Mio padre come Giovanni Falcone – ha detto Fiammetta Borsellio – erano cresciuti in uno dei quartieri più difficili e problematici di Palermo. Hanno scelto di lottare per migliorare la loro terra.
Essere magistrato era per mio padre come una missione di responsabilità e di servizio allo Stato.Dopo tanti anni e quattro processi (Borsellino quater) il giudice dell’ultimo ha definito la strage di via D’Amelio come uno dei più grandi depistaggi della storia d’Italia”.

Fiammetta Borsellino ha quindi spiegato cosa è emerso grazie alle ultime indagini: “per anni si è dato credito alla testimonianza del pentito Scarantino, al quale si è voluto credere malgrado fossero evidenti molti fatti che portavano alla sua inattendibilità. La seconda grande anomalia di questa drammatica tragedia è rappresentata dal coinvolgimento dei servizi segreti fin dall’inizio delle indagini. Il dott. Bruno Contrada allora terzo nella catena di comando del SISDE, il servizio segreto civile, si trovava in via D’Amelio pochi minuti dopo la strage. Solo dopo il pentimento e la conseguente testimonianza del mafioso di Gaspare Spatuzza è iniziata ad emergere la verità.
Il più grave danno causato dal depistaggio è stato quello di aver allontanato la verità facendo passare gli anni…oggi dopo 26 anni ci rendiamo sempre di più conto come sia difficile arrivare alla verità su quello che è successo”. Molto bello e toccante il ricordo del rapporto tra il padre e la sua scorta: “come famiglia abbiamo sempre seguito mio padre condividendo fino in fondo la sua missione e quello che voleva dire nella nostra vita di tutti i giorni e quindi anche con il convivere con la scorta. Il suo ricordo è legato anche a quei giovani uomini e donne che lo seguivano sempre.
Mio padre li trattava come dei figli ed aveva con loro un grande rapporto umano. Parlare di loro mi emoziona ancora oggi, in quanto erano per noi ragazzi non solo come dei “familiari” ma soprattutto perchè hanno dato la vita per un Italia migliore. Io non sono più felice se si trova il colpevole/li della strage ma piuttosto perchè arrivando alla verità è più facile che certe cose non succedano più“.
Alla domanda di un giovane studente sul perchè la mafia non è stata ancora sconfitta la Borsellino ha risposto: “La mafia non è stata sconfitta perchè lo Stato ci ha dialogato. Mafia e politica operano e agiscono nello stesso territorio: o si fanno la guerra o collaborano. Oggi esistono tanti movimenti antimafia e se ne parla tanto, ma c’è molta poca consapevolezza che la mafia si combatte innanzitutto grazie all’istruzione. La conoscenza che deriva da una buona scuola è il primo antidoto alla sconfitta della mafia. Se siamo capaci di creare giovani che sanno pensare, che hanno una loro coscienza e conoscenza dei loro diritti e doveri allora abbiamo messo le fondamenta per una comunità solidale che sa guardare alla giustizia e non verso altre scorciatoie che portano velocemente verso l’illegalità”.

Un grande applauso ha salutato Fiammetta che ha ringraziato di cuore per il calore dei giovani fidentini.